I “pizzini” di Provenzano

Bernardo Provenzano

Ho visto per televisione le immagini del tuo arresto. Dalla folla circostante si levava, da più parti, il grido "Bastardo, bastardo!".

A quel grido, pronunciato per ovvie e giustificatissime ragioni, mi unisco incondizionatamente, ma vi aggiungo un mio ulteriore personale motivo di disprezzo solo apparentemente banale: hai deturpato il significato e la memoria della parola "bigliettini" (pizzini li chiami tu).
I bigliettini, per me, erano quelli che lasciavo (o trovavo) in cucina, accanto alla caffettiera o alla scatole dei biscotti, anche solo per dire "ciao amore". Quelli che trovavo sul comodino alla sera, quando rincasavo tardi, che dicevano "Ti voglio tanto bene papà" e c'era anche un disegno. Quelli tra le pagine di un libro; vecchi scontrini del bar capaci di evocarmi dov'ero stato quel giorno e come mi era andata la giornata. Quelli pieni di numeri: la rata del condominio, il conto del dentista, il prelievo dal bancomat che scordo sempre di sottrarre. La frase che mi era piaciuta e che mi ero annotato, al volo, sul primo pezzo di carta a portata di mano. Il numero telefonico di un amico ritrovato.

Piccoli pezzi di carta capaci di uscire da un cassetto, dieci anni dopo, e in grado di evocare un turbinio di ricordi.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

A quel grido, pronunciato per ovvie e giustificatissime ragioni, mi unisco incondizionatamente, ma vi aggiungo un mio ulteriore personale motivo di disprezzo solo apparentemente banale: hai deturpato il significato e la memoria della parola "bigliettini" (pizzini li chiami tu).
I bigliettini, per me, erano quelli che lasciavo (o trovavo) in cucina, accanto alla caffettiera o alla scatole dei biscotti, anche solo per dire "ciao amore". Quelli che trovavo sul comodino alla sera, quando rincasavo tardi, che dicevano "Ti voglio tanto bene papà" e c'era anche un disegno. Quelli tra le pagine di un libro; vecchi scontrini del bar capaci di evocarmi dov'ero stato quel giorno e come mi era andata la giornata. Quelli pieni di numeri: la rata del condominio, il conto del dentista, il prelievo dal bancomat che scordo sempre di sottrarre. La frase che mi era piaciuta e che mi ero annotato, al volo, sul primo pezzo di carta a portata di mano. Il numero telefonico di un amico ritrovato.

Piccoli pezzi di carta capaci di uscire da un cassetto, dieci anni dopo, e in grado di evocare un turbinio di ricordi.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

Ho visto per televisione le immagini del tuo arresto. Dalla folla circostante si levava, da più parti, il grido "Bastardo, bastardo!".

A quel grido, pronunciato per ovvie e giustificatissime ragioni, mi unisco incondizionatamente, ma vi aggiungo un mio ulteriore personale motivo di disprezzo solo apparentemente banale: hai deturpato il significato e la memoria della parola "bigliettini" (pizzini li chiami tu).
I bigliettini, per me, erano quelli che lasciavo (o trovavo) in cucina, accanto alla caffettiera o alla scatole dei biscotti, anche solo per dire "ciao amore". Quelli che trovavo sul comodino alla sera, quando rincasavo tardi, che dicevano "Ti voglio tanto bene papà" e c'era anche un disegno. Quelli tra le pagine di un libro; vecchi scontrini del bar capaci di evocarmi dov'ero stato quel giorno e come mi era andata la giornata. Quelli pieni di numeri: la rata del condominio, il conto del dentista, il prelievo dal bancomat che scordo sempre di sottrarre. La frase che mi era piaciuta e che mi ero annotato, al volo, sul primo pezzo di carta a portata di mano. Il numero telefonico di un amico ritrovato.

Piccoli pezzi di carta capaci di uscire da un cassetto, dieci anni dopo, e in grado di evocare un turbinio di ricordi.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

A quel grido, pronunciato per ovvie e giustificatissime ragioni, mi unisco incondizionatamente, ma vi aggiungo un mio ulteriore personale motivo di disprezzo solo apparentemente banale: hai deturpato il significato e la memoria della parola "bigliettini" (pizzini li chiami tu).
I bigliettini, per me, erano quelli che lasciavo (o trovavo) in cucina, accanto alla caffettiera o alla scatole dei biscotti, anche solo per dire "ciao amore". Quelli che trovavo sul comodino alla sera, quando rincasavo tardi, che dicevano "Ti voglio tanto bene papà" e c'era anche un disegno. Quelli tra le pagine di un libro; vecchi scontrini del bar capaci di evocarmi dov'ero stato quel giorno e come mi era andata la giornata. Quelli pieni di numeri: la rata del condominio, il conto del dentista, il prelievo dal bancomat che scordo sempre di sottrarre. La frase che mi era piaciuta e che mi ero annotato, al volo, sul primo pezzo di carta a portata di mano. Il numero telefonico di un amico ritrovato.

Piccoli pezzi di carta capaci di uscire da un cassetto, dieci anni dopo, e in grado di evocare un turbinio di ricordi.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

Provenzano detesto te ed i tuoi "pizzini" che spero possano servire a trattenerti i galera il più a lungo possibile.

I “pizzini” di Provenzanoultima modifica: 2006-06-03T01:56:48+02:00da pensandro
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento